ATENE – Da oggi i doganieri greci sono in sciopero di 48 ore contro il pacchetto di austerità del governo, mentre contemporaneamente sono chiusi fino a giovedì, giornata dello sciopero generale, le discariche del Paese.

Anche i dipendenti dei tribunali si astengono per due ore oggi dal lavoro. I Comunisti, che aderiscono allo sciopero generale di giovedì dichiarato dai sindacati Gsee e Adedy, settore privato e pubblico, hanno convocato manifestazioni per oggi ad Atene e in altre città in occasione della giornata della donna e contro le nuove misure “per mantenere la pressione” sul governo.

Parzialmente mobilitati anche studenti e insegnanti. Continua d’altra parte da venerdì l’occupazione del Poligrafico dello Stato da parte di dipendenti del ministero dell’Interno che vogliono impedire la pubblicazione della legge sulle nuove misure nella Gazzetta ufficiale.

Prosegue egualmente la protesta, che va avanti da venerdì, di ex dipendenti della privatizzata Olympic davanti alla tesoreria dello Stato. Secondo i sondaggi la maggioranza dei Greci sono contrari agli scioperi di massa contro le nuove misure, anche se le ritengono troppo dure e ingiuste e vogliono che siano temporanee. (ANSAmed).

PAPANDREOU IN USA, VEDE OBAMA E CLINTON 

Il Premier greco Giorgio Papandreou è giunto a Washington dove incontra oggi il segretario di Stato, Hillary Clinton, e domani il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, alla Casa Bianca. Lo rende noto l’ufficio del capo del governo precisando che Papandreou è partito ieri sera da Parigi dopo il vertice con il presidente francese Nicolas Sarkozy.

Il premier è accompagnato dal ministro delle Finanze, Giorgio Papaconstantinou, e dal viceministro agli Esteri, Dimitri Droutsa, e avrà colloqui anche con il segretario di Stato all’Economia, Timothy Geithner. “Particolarmente importanti” definiscono i media i colloqui con Obama.

Il quotidiano socialista Ethnos sintetizza d’altra parte le analisi sull’incontro di ieri con Sarkozy citando fonti della delegazione greca secondo cui si è trattato di “missione compiuta”. Anche il resto della stampa sottolinea il “forte appoggio” ricevuto da Parigi in contrasto con “il té…e sorrisi” del cancelliere tedesco Angela Merkel. Non a caso, secondo un sondaggio, Sarkozy è il leader straniero più amato davanti ad Obama, e la Merkel la più impopolare oggi in Grecia.

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ATENE- Referendum sì, referendum no? Questo è il dilemma, direbbe uno Shakespeare ellenico. La Grecia e la sua crisi restano sempre in primo piano e Papandreou, il “Presidente senza carisma”, come è stato definito dalla stampa francese, fa arrabbiare i suoi partner europei dopo l’annuncio di indire un referendum. Ma le polemiche e l’indignazione  non scoppiano solo ai tavoli dei potenti (Sarkozy e Merkel in prima linea), a non vedere di buon occhio la consultazione popolare sono anche gli stessi greci che in molti hanno sostenuto, come la giovane Irina su Tanea: “Avrebbe dovuto consultarci prima di fare tutte quelle misure d’austerità e tagli e non ora a giochi fatti, aggiungendo altri rischi”.

Ma perché l’Europa non “benedice” l’iniziativa? Rispondendo a sei domande riprese dal quotidiano Le Figaro, cercheremo di capire come mai quasi tutti si siano schierati contro il referendum ritenedolo un “possibile ricatto”

Perché questo referendum è rischioso?

Con questo referendum, George Papandreou per la prima volta mette seriamente a rischio il suo Paese. La Grecia dovrebbe ricevere entro il 15 novembre la sesta tanche di aiuti di 8 miliardi di euro. Questo pagamento è indispensabile per  risanare il deficit, perché senza di esso il Paese non potrebbe sopravvivere fino a dicembre. Tuttavia, sia il FMI e l’UE potrebbero decidere di sospenderlo. Il referendum chiama a decidere sull’attuazione del piano, che include una cancellazione del debito del 50%, e nuove misure di austerità.

Più in generale, la minaccia del referendum potrebbe rendere il mercato  particolarmente volatile.  In ogni caso, farebbe precipitare l’intera Europa verso l’ignoto e segnerebbe una battuta d’arresto per i leader europei che hanno intensificato i loro sforzi per mesi, per agire in solidarietà e per difendere la zona euro.

 Perché Papandreou vuole questo referendum?

L’intera classe politica e l’opinione pubblica ancora si interrogano sulle ragioni di questo referendum voluto da George Papandreou. Per Nikos Mourkogiannis, consulente economico internazionale, “tornato da Bruxelles, George Papandreou ha veramente capito che non poteva governare senza la volontà del popolo e senza l’approvazione dei propri membri. Il malcontento sociale si esprime a tutti i livelli“. I numerosi scioperi e le dimostrazioni pregiudicano gravemente il funzionamento dello Stato. 

In realtà, Papandreou ha agito esclusivamente per ragioni di politica interna. Sarà cruciale, domani,  il voto di fiducia in parlamento. Tre scenari sono possibili: o i parlamentari gli danno fiducia e accettano il referendum, o gli danno fiducia ma non votano a favore del referendum,oppure, scenario più tragico,  i membri votano per la mozione di sfiducia generale e si va alle elezioni anticipate.

Che cosa pensano i greci?

La strategia del referendum è vista come un ricatto da parte del popolo: “Non è la questione dell’euro e dell’ Europa- proteste di Margarita, professoressa di scienze fisiche- Nessuno ci ha chiesto se volevamo o meno chiedere aiuto al Fondo monetario internazionale e ora, due anni dopo di tagli e misure di rigore, vogliono sapere se vogliamo l’euro? Noi vogliamo l’euro e l’Europa, ma non Papandreou“.

Clima di tensione ad Atene. L’intera classe politica è sotto sorveglianza. I parlamentari non osano camminare in giro per paura di reazioni violente dei greci. Molti sostengono che George Papandreou è pericoloso per il suo Paese e per tutta l’Europa.

La Grecia può lasciare l’euro?

In linea di principio, no. In un’ analisi giuridica del 2009, la BCE osserva che l’espulsione rimane “concepibile”. Ma se la Grecia vuole abbandonare l’euro, deve anche lasciare l’UE e la BCE. L’articolo 50 comma1, del Trattato di Lisbona recita: “Ogni Stato membro può decidere, conformemente alle sue procedure costituzionali, di recedere dall’Unione”.

Quali sono le conseguenze dell’uscita della Grecia dalla zona euro?

L’uscita della Grecia dalla zona euro porterebbe a un default “più doloroso”. Per l’Europa, il rischio è tanto politico, economico e finanziario.

C’è il rischio di contagio?

Sì. Ed è per questo che la Francia e i suoi partner europei hanno rifiutato fino ad oggi il caso del fallimento della Grecia. La sfiducia dei mercati finanziari potrebbe infatti essere estesa ad altri anelli deboli della zona euro: Italia, Portogallo o Spagna.

(Fonte foto: Tanea) 

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