Atene - Papandreou può continuare le riforme nel suo paese e rimettere in sesto l’economia della Grecia. Il primo turno delle elezioni amministrative avrebbe segnato un buon risultato per il partito socialista al governo, il pasok, tanto che il premier greco George Papandreou ha ritirato la minaccia di convocare le elezioni anticipate.

Papandreou aveva detto prima del voto che avrebbe considerato il risultato come un vero e proprio referendum sulla politica di austerity varata dal suo governo per uscire dalla gravissima crisi economica greca. In realtà il condizionale è per ora d’obbligo.

In base alle prime proiezioni, il partito socialista (Pasok) è dato in vantaggio in sette delle 13 regioni al voto, mentre per la guida della capitale Atene il sindaco uscente, il conservatore Nikitas Kaklamanis, è in vantaggio sul rivale socialista Yannis Kaminis ma rimane assai lontano dalla soglia del 50%; i due si affronteranno nel ballottaggio del 14 novembre.

“Il popolo greco ha confermato di volere il cambiamento”, ha dichiarato Papandreou commentando a caldo le prime proiezioni, ribadendo che la priorità dell’esecutivo rimane “rimettere in sesto le finanze pubbliche, con l’abbattimento del deficit e il controllo del debito”.

Il premier ha tuttavia sottolineato come il tasso di astensione (circa il 45%, in un Paese in cui il voto è in teoria obbligatorio) “dovrà porre un problema ” alla classe politica ellenica.

Ma l’opposizione sottolinea il magro risultato, che riduce dal 10% delle politiche al 2,5% il vantaggio del Pasok nei confronti del secondo partito Nuova Democrazia (ND, centrodestra) e fa crescere sensibilmente il Partito comunista (Kke), che supera l’11% contro il 7,5% delle politiche in mezzo ad una forte astensione di circa il 40%. Cio’ dimostrerebbe, secondo l’opposizione di destra e di sinsitra, che “gli elettori hanno respinto la politica di austerita”‘ varata dal governo insieme a Ue e Fmi.

Il Pasok conquista in particolare la regione cruciale dell’Attica, il Peloponneso e Creta, ma perde a vantaggio del centrodestra, come previsto, nell’importante Macedonia centrale e nelle due citta’ piu’ importanti, Atene e Salonicco.

Quasi 10 milioni di Greci erano stati chiamati ieri alle urne per eleggere i nuovi amministratori locali sulla base della riforma voluta da Papandreou. Ne sono usciti i sindaci e i consiglieri comunali di 325 municipi, invece dei 1034 preesistenti, e di 13 mega-regioni che sostituiscono le precedenti 57 province.

Per far rientrare il Paese dalla crisi finanziaria e dall’alto livello di deficit la Grecia si e’ impegnata con l’Unione Europea e la comunità internazionale in una manovra di bilancio da 110 miliardi di euro.

 

 

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ATENE- Giornata convulsa e piena di stravolgimenti ieri in Grecia. Dopo che il premier ellenico George Papandreou aveva annunciato un referendum, sul secondo piano di salvataggio da 130 mld di euro, ha cancellato il suffragio ed ha aperto alle opposizioni per un governo di unità nazionale. Oggi il capo del governo dovrà affrontare un voto di fiducia che in molti danno già per perso.

La “retromarcia” chiesta da Berlino è stata fatta. Primi scricchiolii si sono registrati mercoledì mattina, quando il ministro delle finanze Evangelos Venizelos ha fatto intendere che la permanenza greca nell’Euro “non può essere messa in discussione”. Poco dopo il ministro della Salute, Andreas Loverdos, si è allineato alle dichiarazioni del suo collega, ribadendo con chiarezza davanti ai microfoni di una tv privata che “il referendum non dovrebbe essere fatto”.

Il premier spiazzato, ha indetto una riunione di Gabinetto e poco dopo un’altra con i parlamentari del suo partito (Pasok), che hanno nuovamente chiesto le sue dimissioni dopo averle già invocate attraverso una lettera firmata da sei deputati, in sede parlamentare.  

In serata, il capo di governo ha annunciato l’inizio dei colloqui con il leader dell’opposizione  Antonis Samaras. Il capo dello schieramento politico di centro-destra, Nea Democratia, ha accolto l’appello di Papandreou e si è detto disponibile a formare “un governo di transizione”. L’obiettivo è quello di portare la nazione ad onorare “l’accordo per il salvataggio della Grecia raggiunto con i partner europei”. Il principale candidato a guidare il governo di unità nazionale è  l’ex vice presidente della Banca Centrale Europea Lucas Papademos, mossa gradita dai partner europei e ai mercati.

Tuttavia, Samaras è convinto che il governo di larghe intese sia indispensabile solo fino a Natale, dopodiché l’esponente dell’opposizione vorrebbe le elezioni anticipate. Una prospettiva che non piace a molti. In primis ai mercati, in quanto si susseguirebbero spot propagandistici e non i fatti. In secundis sicuramente quella di Samaras è una prospettiva non gradita da Papandreou, che l’ha liquidata con un secco “no” spiegando che i mercati giudicherebbero le elezioni come “catastrofiche”.

Secondo i rumors provenienti dal Parlamento, Papandreou avrebbe concordato con il proprio governo le dimissioni dopo aver trattato per una coalizione con l’opposizione. “Gli abbiamo detto che deve lasciare la carica di premier al fine di salvare il Pasok”, ha rivelato una fonte governativa anonima a Reuters, “ha accettato”. Stamattina il leader del Pasok, davanti ai microfoni di Sky, ha dichiarato: “non mi importa di essere rieletto. Sono interessato a salvare il paese, non sono incollato alla mia poltrona”.

Venizelos, già in disaccordo sul referendum, ha cercato di “rassicurare” i mercati finanziari. “La Grecia farà immediatamente tutto ciò che deve per attuare l’accordo con l’Ue”, ha spiegato il ministro durante la riunione parlamentare. “La Grecia deve dire chiaramente che non farà il referendum” perché il Paese “ha bisogno della sesta tranche di aiuti prima del 15 dicembre”. La sesta tranche da 8 mld di euro è stata bloccata da Parigi e Berlino dopo l’annuncio del referendum.

Oggi in tarda serata, alle undici ora italiana, si svolgerà la votazione sul secondo piano di salvataggio. “La posizione del primo ministro è molto difficile”, ha chiarito Costas Panagopoulos, capo della società di sondaggi Alco, “credo sia improbabile che riesca a superare il voto”. Non ha tutti i torti il direttore di Alco quando chiarisce che non ci saranno i voti. In un Parlamento da 300 seggi Papandreou può contare sull’appoggio di 152 deputati e basterebbero due obiettori per farlo dimettere.

(Fonte foto: Ekathimerini)

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ATENE – Il premier greco Giorgio Papandreou ha invitato il collega turco Recep Tayyip Erdogan a compiere una visita ufficiale ad Atene per dare nuovo impeto al processo di normalizzazione tra i due Paesi e giungere ad “una pace durevole”.

In risposta alla lettera inviatagli da Erdogan lo scorso novembre, Papandreou, citato stamane dalla stampa, ha scritto ricordando il suo personale ruolo nella svolta delle relazioni bilaterali: quando era ministro degli Esteri, la Turchia venne accolta come candidato all’Ue.

E assicura l’appoggio di Atene all’adesione della Turchia all’Unione se i criteri saranno adempiuti.

Papandreou sottolinea che, dopo una serie di “concreti progressi” in vari settori, è ora giunto il momento di dare nuovo impulso alle relazioni bilaterali, puntando alla risoluzione delle “altre sfide”: dall’Egeo, dove invita Ankara a contribuire a porre fine alla tensione militare, a Cipro, dove é necessario che tutti sostengano gli sforzi di riunificazione. Senza dimenticare il problema dell’immigrazione illegale, da affrontare, sottolinea, in una cornice europea, ma anche rispettando gli accordi bilaterali di riammissione firmati da Ankara. (ANSAmed).

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